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Problemi di quorum

giugno 13, 2011 in Riflessioni da Staff

È andata. L’obiettivo più importante è stato centrato. Quel quorum che non si raggiungeva dal 1995 è arrivato facendo esplodere la gioia di chi, in questi mesi, ha lavorato per risvegliare l’anima sopita di questo paese.

Poche ore dopo la chiusura dei seggi, ma con i dati definitivi del Ministero dell’Interno riguardo l’affluenza, vorrei fare una piccola analisi proprio riguardo la percentuale di partecipazione al voto degli italiani.

Il dato più evidente è che la percentuale di votanti scende percorrendo lo stivale da nord a sud: è vero che tutte le regioni hanno raggiunto il quorum, ma è vero anche che Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e, soprattutto, Calabria, si trovano al di sotto della media settentrionale e in modo molto marcato.

La regione dei Bronzi che fanno “pari e dispari”, in particolare, ha registrato l’affluenza più bassa d’Italia. Un misero 50,36% (unica sotto al 51%) che indica cosa?

Una scarsa attenzione alla politica?

Una voluta (?) astensione?

Una diffusa ignoranza?

Scegliete voi la risposta che preferite. Io, intanto, faccio un piccolo passo in più.

In tutta Italia solo 8 province non hanno raggiunto il quorum: Sondrio (48,65), Foggia (49,28), Caltanissetta (49,93), Catania (49,88), Trapani (48,66) e tre calabresi.

Il quorum in Calabria è merito, quindi, di due province (Catanzaro e Cosenza) su cinque; Reggio Calabria si è fermata al 49,33%, Vibo Valentia al 46,69% e infine abbiamo Crotone con la percentuale più bassa d’Italia: 45,11%!

E, ovviamente, in terra pitagorica troviamo il comune con i seggi meno affollati della nazione (fatta eccezione per Peschici – FG – capace di un risultato ancora peggiore): Isola di Capo Rizzuto segna un vergognoso 27,53%.

Proprio Isola che ospita quello che, fino a poco tempo fa, era il più grande parco eolico d’Europa, ha stabilito questo record negativo. Agli occhi di un estraneo i due fatti potrebbero apparire incongruenti. In un mondo “normale” ci si chiederebbe come può una terra produttrice di energia pulita non pronunciarsi sul nucleare?

Ma questa non è una terra come le altre.

Qui le regole del gioco sono diverse.

La logica c’è, ma non è quella comune.

Le vicende del parco eolico sono note a tutti. Gli interessi della ndrangheta sul business dell’energia pulita sono palesi, così come quelli nelle altre lucrose attività in campo ambientale.

Anche il nucleare è un affare da milioni, anzi, da miliardi di euro. E allora, forse, una logica c’è. Non sarà quella dei partiti, né quella dei cittadini. Non è certo quella del bene comune ma, a quanto pare, è quella predominante.

Fortunatamente il resto degli italiani ha fatto il proprio dovere scongiurando un futuro radioattivo ad uno stato che, prima di qualunque altro obiettivo, dovrà imporre il valore della legalità in ogni centimetro quadrato del suo territorio.

Domenico Genovese – MoVimento Cinque Stelle Catanzaro
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Alfin siam giunti

giugno 11, 2011 in Acqua, Energia, Riflessioni da Staff

 Oggi è il giorno del silenzio.

Le ultime ore prima dell’apertura dei seggi.

Ci siamo, finalmente.

Le lunghe settimane di attesa stanno per terminare e io non vedo l’ora di conoscere il risultato di questi referendum.

Non vedo l’ora di sapere quanta gente ha colto il messaggio della campagna elettorale portata avanti da migliaia di cittadini in tutto il Paese. Cittadini che si sono impegnati per sopperire alla colpevole e voluta mancanza di informazione da parte degli organi di stampa, delle TV. Delle reti di stato asservite ad un Governo che ha tentato di far saltare le consultazioni referendarie con ogni mezzo lecito e illecito.

Ma l’argomento è già stato affrontato da molti, anche dal sottoscritto, e… Paganini non ripete.

Sono state spiegate le motivazioni che dovrebbero spingere ogni italiano a votare per bloccare il nucleare, per opporsi alla privatizzazione dell’acqua e per difendere l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge. E allora cosa è rimasto da dire? Ben poco, per la verità.

Questo mio ultimo, accorato, appello al voto vuol fare solo un piccolo passo in più.

Vorrei sottolineare il valore del referendum. Sia chiaro, del referendum come strumento di espressione della volontà popolare e non di questo referendum specifico. Perché è vero che dal 1995 non si raggiunge il quorum, ma è altresì vero che in passato i referendum hanno segnato la storia del nostro Stato.

Senza scomodare il primo e più importante quesito riguardante la scelta fra monarchia e Repubblica, è doveroso ricordare che è grazie ai referendum se leggi su argomenti importanti come il divorzio e l’aborto sono oggi realtà.

Credo che lo spirito che spinse gli italiani a votare in quelle occasioni sia ancora vivo e, soprattutto, credo che l’importanza del voto di domani sia simile, se non superiore, a quella delle chiamate precedenti.

Chiudo con due citazioni. Non vorrei farlo perché oggi, complice un certo social network dalle facce sfogliabili, riportare frasi celebri è divenuto sport nazionale, però, il concetto che vorrei comunicarvi è stato espresso in modo così preciso da due personaggi politici che hanno segnato la storia dell’umanità, che non posso esimermi dall’utilizzare le loro parole.

La prima frase è del Mahatma Gandhi, e recita: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

La seconda è tratta dal discorso di giuramento tenuto da uno dei più grandi statisti che il mondo abbia conosciuto. Nel gennaio del 1961, esortando i cittadini a divenire parte attiva della società, John F. Kennedy disse: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.

Il 12 e 13 giugno votate 4 SI. Non perché ve lo dico io, né perché ve lo chiede questo o quel partito. Non fatelo per un’ideologia. Non votate contro qualcosa o qualcuno.

Votate 4 SI perché è giusto farlo. Perché si tratta del vostro, anzi, del nostro futuro. Della nostra vita.

Domenico Genovese – MoVimento Cinque Stelle Catanzaro
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